La prima parola di Alessia è stata una delusione: eravamo in attesa come se stesse per rivelarci il suo superpotere. Ogni giorno le ripetevo parole facili da pronunciare: mamma, papà, pappa. Più che altro, le ripetevo mamma. A un certo punto ha inarcato la schiena, ha messo il broncio, e mi ha sputato in faccia: no. Paolo non smetteva di ridere.
Era così, mia figlia. Ha continuato a dirmi no per sedici anni, poi è scomparsa. 

Amelia ha sbagliato tutto.
Si è trasferita al Nord per scappare dalle sue origini, ma non è andata molto bene. Ha sposato Paolo, uno psicologo di belle speranze, per mettere radici a Milano, ma quel matrimonio è andato in pezzi. L’unica figlia, Alessia, che rappresentava l’ultima possibilità di realizzarsi, non ha mai avuto davvero bisogno di lei, e addirittura è sparita, come dissolta nel nulla.
La vita che Amelia cercava di crearsi è ormai irraggiungibile, quindi tanto vale sdraiarsi sul pavimento e non fare più niente. O forse no?
Quando viene a conoscenza di nuove informazioni sulla scomparsa, Amelia deve scegliere. Sarà meglio continuare a vivere quei fallimenti, che vede come imposti dal mondo esterno, oppure c’è qualcosa di possibile, in fondo?

 

 

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